
La storia di Mirko Ferrari la conoscete, la conosciamo bene. Mirko è un ragazzo di Borgotaro, tifosissimo del Parma, a cui a 10 anni è stata diagnosticata la leucemia, malattia da cui è guarito dopo una battaglia durata anni.
Ricorderete gli incoraggiamenti dei Boys, la dedica di Inglese dopo il gol al Toro (“Mirketto, questo è per te”), le foto in ospedale con Gazzola, il servizio de “Le Iene” con Sinisa Mihailovic.
Oggi, 13 febbraio 2023, Mirko è stato insignito nella Sala d’Onore del Coni del prestigioso premio nazionale “Andrea Fortunato”, che la Fondazione Fioravante Polito, con il patrocinio della Federazione Italiana Gioco Calcio, conferisce a personaggi del mondo dello sport, della medicina e del giornalismo che si sono distinti per le loro battaglie, le loro campagne, i loro gesti, le loro attività e i loro principi in campo sociale e nella solidarietà”.
Ci teniamo a ribadire che siamo orgogliosi di lui.
Leggendo le parole di Mirko ci si rende conto di come ogni piccolo gesto sia importante e possa aiutare a trovare la forza necessaria per affrontare certe sfide che la vita ci mette davanti. E che il calcio (e lo sport in genere), come tutto ciò che appassiona, forse ha un potere positivo che talvolta sottovalutiamo.
Ci auguriamo che il suo percorso sia di esempio e dia forza a tanti altri piccoli guerrieri che stanno combattendo le loro battaglie.
Questo il testo integrale della lettera scritta da Mirko – di cui vi proponiamo anche il video, su gentile concessione di Romana Del Grosso – che oggi ha letto davanti al presidente del Coni, Giovanni Malagò, al presidente della Figc Gabriele Gravina, dal presidente della Lega serie B, Mauro Balata, alla sua famiglia (mamma Romana, papà Danilo e la sorella Alice), a rappresentanti del Parma Calcio che hanno tenuto ad esserci personalmente (Roberto Inglese, Marcello Gazzola e il Supporters Liaison Officer Giuseppe Squarcia) e a decine di telecamere.
“Mi chiamo Mirko, ho 14 anni e a 10 mi sono scontrato con una brutta malattia, la leucemia. Come prima cosa vorrei ringraziare tutti per avermi chiamato e per avermi assegnato questo riconoscimento, che in primis vorrei dedicare a Sinisa e poi a tutti i bambini che, come è successo a me, hanno affrontato o stanno affrontando momenti difficili. Con questa lettera vorrei far capire quanto un piccolo gesto possa cambiare le loro giornate, il loro umore. Lo dico perché l’ho vissuto sulla mia pelle. Ogni stupidaggine che poteva farti rilassare anche solo per 10 minuti era oro. Ciò che poi mi ha aiutato di più nel mio percorso è stato lo sport. Le partite della squadra del cuore, le visite dei giocatori, le parole di conforto e gli abbracci dei propri idoli erano i momenti più belli della giornata. Perché lo sport è vita.
Come ho detto prima voglio dedicare questo riconoscimento al mister, Sinisa. Non mi scorderò mai il giorno in cui, grazie alle Iene, mi sono ritrovato davanti alla reception di Casteldebole, il centro sportivo del Bologna, vedendolo spuntare dalla porta. Un uomo grande, muscoloso. Lo immaginavo freddo, ma mi sbagliavo. È venuto da me e mi ha abbracciato. Appena mi ha stretto tra le sue braccia, ho sentito tutto il suo affetto, il suo calore, la sua sincerità. Mi ha fatto sentire speciale.
Ricordo la nostra camminata in campo. Io con la maglia del Bologna, come se ad un tratto fossi diventato un suo giocatore. Mi ha fatto calciare un rigore: “Non tirarmelo a destra che da quel lato mi fa male la gamba”, mi disse. Mi aveva messo alla prova. L’ho tirato a sinistra e lui l’ha parato. Insomma, mi aveva fregato. Poi mi ha dato una seconda possibilità. Ho preso la rincorsa e, questa volta sì, ho tirato a destra. Palla dentro, rete che si muove, gol. Spero di farne tanti nella mia vita, in campo e fuori. E ogni esultanza, ogni gioia, ogni sorriso sarà dedicato anche a te mister, te lo prometto.
Intanto ti dedico questo riconoscimento perché sei stato e resterai sempre un grande uomo prima che un grande sportivo. Hai insegnato a tutti noi come si lotta, mi hai fatto sentire parte di te. Ai bambini che stanno vivendo quello che ho vissuto io voglio dire che per affrontare questi momenti ci vuole pazienza. Io ne ho avuta tantissima ed è stata questa che mi ha aiutato a guarire e a tornare nel mio piccolo paese, Borgotaro, che ringrazio con tutto il cuore per essermi sempre stato vicino. E ringrazio anche la mia squadra del cuore, il Parma. Non dimenticherò mai tutti i giocatori, in particolare Marcello Gazzola e Roberto Inglese, i dirigenti, soprattutto Alessio Cracolici, che mi ha sempre accolto e i tifosi che con i loro abbracci, i loro inviti allo stadio e i loro striscioni hanno rafforzato il mio amore per quei colori, per questo sport, per il calcio. Un altro consiglio che voglio dare è piangere: non è un motivo di vergogna o di debolezza. Non abbiate paura, sfogatevi. Piangete quando siete tristi e ridete nei momenti di felicità.
Chiudo tornando a te mister: persone come te dovrebbero essere immortali per il segno che lasciano e per quello che insegnano. Tu nel mio cuore lo sarai sempre.
Grazie, il tuo Mirko. ”