Identità e Passione: I Boys sulla ristrutturazione del Tardini

Alcuni giorni fa il Parma Calcio ha pubblicato il risultato del questionario di libero accesso sullo stadio Tardini con l’obiettivo di focalizzare meglio l’opinione di parmigiani e tifosi a proposito della futura ristrutturazione. E’ emerso che la stragrande maggioranza considera il Tardini un punto di riferimento per l’intera città a quanto la sua posizione in centro città sia strategica e vada consolidata con una ristrutturazione che permetta di renderlo un luogo fruibile tutti i giorni della settimana.

Nonostante il progetto non sia ancora stato reso pubblico, i Boys Parma 1977 hanno deciso di inviare una lettera al Presidente in cui snocciolano i punti che, secondo loro, sono fondamentali nell’ottica di un rinnovo e ripensamento della struttura. Va sottolineato che il Gruppo non considera un rinnovo della struttura fondamentale, ma è ben conscio di come il Calcio moderno poco si concili con un certo romanticismo nostalgico: se si deve cambiare che si faccia con criterio, insomma.

Il punto di vista dei Boys considera soprattutto due elementi fondamentali: l’identità di una comunità e il fatto che chi frequenta l’Ennio debba essere considerato un tifoso e non solo un consumatore. Non si tratta di pura retorica. I Boys sanno bene in che epoca viviamo e possono dire queste cose perché, più di tutti gli altri, hanno frequentato gli stadi d’Italia e d’Europa per decenni e hanno potuto constatare personalmente quanto la deriva commerciale e la perdita di riferimenti identitari di alcune comunità di tifosi insieme alla burocrazia e a certe restrizioni (le difficoltà nell’acquistare i biglietti per le trasferte, nel far entrare un bambino con una bandiera in mano, i prezzi esorbitanti di alcune strutture…) siano state la prima causa dello spopolamento degli stadi.

Parlando di “identità” i Boys Parma 1977 ritengono che il nome dello stadio non dovrebbe cambiare, così come quello della Curva Nord Matteo Bagnaresi, dove sarebbe importante preservare i murales, vero e proprio museo a cielo aperto e luogo della memoria. La Curva dovrebbe anzi essere frequentabile 7 giorni su 7. Il Gruppo sottolinea anche l’importanza di due istituzioni come il Museo e Il Centro Coordinamento Parma Clubs, vero e proprio punto di riferimento per la tifoseria.

Per quanto riguarda l’aspetto economico un giusto mix si rende necessario tra esigenze commerciali e massima fruibilità: le curve – la Nord per il tifo organizzato e la Sud per le famiglie – dovrebbero avere prezzi popolari e non necessitano di servizi troppo strutturati, se non di accessi facilitati per i portatori di disabilità.

L’assegnazione degli spazi di un’eventuale zona commerciale dovrebbe essere fatta non solo considerando la monetizzazione ma anche del servizio reso alla Comunità di tifosi.

I Boys hanno specificato che le loro considerazioni riguardano il LORO modo di vivere lo stadio e auspicano di potersi confrontare, insieme alle altre realtà di riferimento, una volta che il progetto sarà reso pubblico per poter aiutare a strutturare insieme il miglior progetto possibile per l’Ennio che verrà.

Dal canto nostro non possiamo che sottoscrivere questo auspicio e sostenere l’importanza di due concetti che i Boys hanno messo in evidenza: il mantenimento di una forte identità dell’Ennio e il nostro disagio per una certa deriva del Calcio – negli ultimi anni onorevolmente combattuta dal Parma Calcio – che non mette al centro la Passione ma i soldi. Non vogliamo ritrovarci tra qualche anno a seguire partite virtuali su uno smartphone, ne abbiamo avuto un assaggio a causa del Covid e ci è bastato. Vogliamo uno stadio vivo, rumoroso, colorato, una Comunità forte e con una forte identità, e che chi spende i soldi per permetterci di continuare a sognare da tifosi ottenga il meritato profitto per i propri sforzi.

Ferrari dice quello che sappiamo già, ma che a volte dimentichiamo

Marco Ferrari, in un post di ieri sulla sua pagina Facebook, manifesta il proprio sostegno alla squadra, mette in fila alcune verità, e ci ricorda che una squadra “normale” non lo siamo mai stata: di imprese come quella che ci aspetta ne abbiamo già fatte.

“È proprio quando sei a terra e tutti intorno ti danno per morto e ti deridono, che deve accendersi più forte la voglia di rialzarsi e di lottare. Non siamo mai stati una squadra normale. Parma è sinonimo di rovinose cadute, ma anche di imprese memorabili. Ed è nei momenti peggiori che abbiamo spesso saputo tirare fuori il meglio di noi. È tempo di ritrovare questo spirito. Non dobbiamo accettare altro destino che non sia quello che possiamo ancora scriverci da soli. Il Parma Calcio è un grande gruppo, formato da calciatori forti, guidato da un Mister che è una roccia nella tempesta, preparato da uno staff che per il Parma andrebbe nel fuoco e supportato da un grande Presidente, pieno di energia, risorse, grinta ed entusiasmo. Per andare in guerra, non ci serve niente di più. E non farei a cambio in nulla con i nostri avversari.
Dai Parma! Dieci battaglie per scrivere un altro pezzo di storia.
Forza Parma. Sempre.”

Noi sottoscriviamo tutto.

La storia non si copre (e non si cancella)

Chi è stato al Tardini almeno una volta negli ultimi cinque anni sicuramente ricorderà il grande graffito sul lato sinistro del botteghino, raffigurante Lucarelli che entra in scivolata su Ghirardi.

Quel murales era uno dei simboli della nostra rinascita, un tributo al Capitano che non ci ha mai lasciato soli e che ci ha difeso dai vari ghirardi che hanno cercato di speculare sul nostro amato Parma Calcio. Se siamo rinati, se tutto è successo – Nuovo Inizio, i trionfi in serie D, C e B, l’inizio dell’era Krause – è probabilmente perchè Alessandro ha fatto quella scivolata, perché ci ha difeso con le gambe e con il cuore, nel momento in cui eravamo più vulnerabili.

Da qualche giorno quell’opera d’arte, sintesi della nostra storia recente, è stato coperto da un alto murales. Non sappiamo se sia frutto di ignoranza o un attacco intenzionale, siamo solo certi che una tale mancanza di rispetto non potrà mai coprire la memoria e l’orgoglio per quello che Lucarelli ha fatto per noi.